Coltivazioni industriali


In questa denominazione rientrano la coltivazione del tabacco, della barbabietola da zucchero, di piante oleaginose e tessili.
In Campania nel 2002 sono stati censiti in questa categoria 622 ettari a colture oleaginose, quasi esclusivamente girasole, 14.647 a tabacco e 1.415 a barbabietola da zucchero.

La tabacchicoltura in Campania riveste un ruolo ancora molto importante, nonostante la contrazione delle superfici coltivate negli ultimi anni, in quanto nella fase agricola sono coivolte circa 16.000 aziende con 9800 addetti equivalenti.
Il ciclo colturale è prevalentemente primaverile-estivo, pertanto l'impiego di manodopera è estremamente concentrata in questi mesi. Nel periodo invernale iniziano le operazioni di conferimento dei prodotti alle aziende trasformatrici, dove i tabacchi vengono sottoposti a lavorazione. Anche in questo segmento l'impiego di manodopera è considerevole, sono, infatti, coinvolti stagionalmente circa 2650 addetti equivalenti in 28 aziende.
Il reg. CE 2075/92 ha sancito definitivamente l'importante ruolo delle Associazioni dei Produttori nel comparto tabacco, a loro sono stati affidati una serie di compiti con l'obbiettivo di migliorare la qualità dei prodotti e al tempo stesso aumentare il potere contrattuale nei confronti del settore industriale. Per il raccolto 2000 erano operanti in Italia 29 Associazioni di cui 14 in Campania.
Il settore della trasformazione in Campania conta oggi società di trasformazione private, tre multinazionali e cinque cooperative, per un totale di 23 stabilimenti.
Per il raccolto 2000 sono stati prodotti 61.960 t di tabacco greggio che rappresenta il 48% della produzione nazionale. Le varietà coltivate vengono distinte in cinque gruppi varietali che si differenziano tra loro a secondo del sistema di cura utilizzato.

Gruppo var.01 Flue cured Bright
Gruppo var.02 Light air cured Burley, Maryland
Gruppo var.03 Dark air cured F.Havanna, I.B. Gheudentertheimer, Paraguay
Gruppo var.04 Fire cured Kentucky
Gruppo var.05 Sun cured Perustitza, Xanty

In Campania, dove esistono condizioni pedoclimatiche idonee, sono coltivate quasi tutte le varietà sopracitate, anche se la maggiore produzione è quella dei tabacchi dei gruppi 02, 03 e 04. Dobbiamo però rivelare una certa differenza tra le zone, in quanto i tabacchi del gruppo varietale 02 sono coltivati nelle province di Caserta, Napoli e Salerno, mentre i tabacchi 03 e 04 si concentrano per lo più in provincia di Benevento ed Avellino.
Tabacco prodotto in Campania Raccolto 2000 (t)

Provincia Gruppo 01 Gruppo 02 Gruppo 03 Gruppo 04 Gruppo 05 Totale
Avellino 0 3.195 6.228 195 0 9.618
Benevento 65 7.878 10.165 2.029 0

20.137

Caserta 0 26.036 18 0 0 26.054
Napoli 0 4.368 2 0 0 4.370
Salerno 0 1.662 0 0 99 1.761
Totale 65 43.139 16.413 2.224 99 61.940

(tratto dall'articolo "Tabacchicoltura campana, quale futuro" di Giuseppe Marotta e Ester Domenico Pontillo pubblicato sul numero di marzo '03 di Campania Agricoltura

La coltivazione della barbabietola da zucchero in Campania ha subito, con la chiusura dei vari zuccherifici, un inevitabile ridimensionamento, stabilizzandosi nell'ultimo lustro ad una superficie seminata di circa 1500 ha da cui si ottiene in una produzione complessiva media annua di circa 80.000 t di radici.
L'area di coltivazione interessata è quella dell'agro aversano, in provincia di Caserta, ove la coltivazione ha antiche radici specialmente nei territori dei comuni di Aversa, Casal di Principe, San Cipriano d'Aversa, Grazzanise, Marcianise, Santa Maria Capua Vetere, e in misura minore quella della piana del Sele in provincia di Salerno.
Le favorevoli condizioni climatiche, specialmente nel comprensorio aversano, hanno reso possibile la coltivazione della barbabietola a semina primaverile con livelli medi di produttività di circa 7-8 t di saccarosio ad ettaro.
La grande distanza che separa questi comprensori dagli Zuccherifici che ritirano le barbabietole per l'estrazione (Foggia e Termoli), costituisce un impedimento al ripristino del consistente comparto bieticolo di un tempo. Il regolamento CE 1260/01, che regola l'OCM della barbabietola fino alla campagna 2005, ha però contribuito alla stabilità degli investimenti in Campania degli ultimi anni. Dal fronte industriale, invece, le sensibili distanze che separano i luoghi di produzione campani dagli opifici, elevano il costo di trasporto a livelli che sono attualmente sostenibili solo grazie al ricorso del Fondo Bieticolo Nazionale.
Lo scenario dopo il 2005 è, per quanto sopra detto e per le ricorrenti crisi idriche, piuttosto incerto.


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Aggiornamento novembre 2003