Foreste

Foresta del Taburno



Il massiccio del Taburno-Camposauro si trova interamente in provincia di Benevento. In particolare il Monte Taburno occupa parte dei territori comunali di Montesarchio, Bonea, Moiano e Tocco Caudio. Sul Monte Taburno affiorano le rocce calcaree di età più antiche della provincia di Benevento,che sono comprese tra l’età triassica (200 milioni di anni fa) ed il giurassico superiore (14 milioni di anni fa). Al Monte Taburno la presenza di Dolomie, (rocce formate da carbonato di calcio associato a carbonato di magnesio), rende precaria la micro conservazione dei fossili macro,mentre i micro fossili sono abbondanti ma difficili da identificare.

Le argille azzurre, le sabbie di fossili in esse contenuti fanno ritenere che nel Pliocene medio superiore nella zona c’era probabilmente un mare con profondità variabile dai pochi metri nelle vicinanze dei massicci montuosi, a qualche decina di metri procedendo verso la zona attualmente occupata dalla città di Benevento. Al monte Taburno la successione carbonatica è stata interpretata come caratteristica di ambienti da scogliera e di acque poca profonde (littoranee-infralittoranee), e talvolta compaiono caratteristiche di scogliera vera e propria.

Il Monte Taburno, insieme al Camposauro, costituisce un massiccio calcareo isolato dell’Appennino Campano. Il versante Sud e Ovest si erge con pareti ripide e solcate da profondi canaloni sulla Valle Caudina, sede di antichi insediamenti Romani. Il versante orientale digrada con una serie di colline fino alla conca Beneventana attraversata dal fiume Calore. Alla sua base sgorgano le abbondanti sorgenti del FIZZO, che una volta alimentavano le cascate del Parco Reale della Reggia di Caserta (opera realizzata dal Vanvitelli).

Il disboscamento operato sul Taburno dagli abitanti dei comuni limitrofi portò col tempo ad impoverire le sorgenti del Fizzo, che fornivano le acque alle Reali Delizie di Caserta. L’amministrazione del Real Sito di Caserta, rappresentata da una giunta, autorizzata da un sovrano Rescritto del 25 Settembre 1786, pubblicò il 14 Novembre dello stesso anno un bando col quale si vietava il taglio degli alberi ed il pascolo degli animali su una grande estensione del Taburno, circoscritta da termini lapidei e sorvegliata e posta sotto la sorveglianza degli agenti reali. Sorse così durante il regno di Carlo III di Borbone la Real Riserva del Taburno, che pur essendo ricca di selvaggina (soprattutto cinghiali) fu tra quelle meno frequentate dai sovrani per le battute di caccia. Successivamente fu posta, sempre sul Taburno una seconda riserva altrettanto estesa, destinata al pascolo estivo delle reali razze di Carditello.

Tornando ai giorni d’oggi, oltre i 1000 m. si trova la Foresta Demaniale del Taburno, costituita da abeti bianchi (di impianto artificiale) e faggi. L’abetina è stata impiantata intorno al I846 dai Borboni, oggi fa parte della Foresta Demaniale “TABURNO”estesa per 614 ettari ma costituita per la maggior parte da faggi. Essa è gestita dal Settore Foreste di Benevento.

Dalla vetta (1393 metri) si gode un vasto panorama su tutta la Valle Caudina, densamente antropizzata e chiusa dalla parte opposta dal massiccio del Partenio. Ad ovest, dove la valle diventa più stretta, si nota una macchia bianca sul fianco di un monte: è la cava del Monte Tairano, nei cui pressi si combattè, nel 321 a.c., la famosa battaglia in cui i Romani furono sconfitti dai Sanniti. Oltre il Partenio nelle giornate più limpide si scorgono il Vesuvio e i monti Lattari e, se l’aria è particolarmente tersa, anche le isole dell’arcipelago Partenopeo. Dalla parte opposta, la vista spazia su tutto il massiccio Taburno-Camposauro e sui monti del Matese all’orizzonte Nord. Verso Est si susseguono le colline del Sannio Beneventano, con la città capoluogo nella vallata. Verso Sud, nelle giornate più limpide, si possono osservare anche le cime dei monti Picentini.

Di particolare bellezza è il Piano Melaino, una depressione carsica, ormai aperta a valle e a monte, che funge da inghiottitoio per le acque meteoriche restituite alla base del massiccio. Sul lato Nord è stata realizzata una cisterna per raccogliere l’acqua piovana essendo durante il periodo estivo frequentata da mandrie di mucche e cavalli. La zona costituiva, durante il regno di Carlo III di Borbone, il deposito estivo dei cavalli dell’esercito.

La vegetazione del Taburno è costituita , nella sua parte più a valle , da olivi, vigneti, boschi di leccio consociati ad altre specie arboree tipicamente mediterranee (frassini, aceri, ontani, cerri, rovererelle, pruni selvatici etc.) nonché da prati per foraggio. Più in alto intorno ai 600-700 metri prevale una vegetazione forestale costituita essenzialmente da Frassini, Carpini, Aceri, Cerri, Roverelle Oltre i 900 metri domina il Faggio con tronchi impettiti e magnifici tali da formare una foresta di inimitabile bellezza.

Fra gli uccelli più comuni che è facile udire (più che vedere nel fitto della foresta) troviamo la cincia mora, la cinciallegra, lo scricchiolo, il pettirosso, il merlo, la ghiandaia, il picchio muratore, il rampichino, il colombaccio, la poiana, lo sparviero , il corvo imperiale, la civetta, la gazza ladra, la tordela, la cesena, il rigogolo. Si possono anche incontrare: la martora, la volpe, il cinghiale, diversi piccoli roditori e anche rettili: come cervoni, colubri, biscie e anche qualche vipera, a dimostrazione del buono stato di conservazione di un ecosistema che si mantiene ancora in equilibrio.

Passeggiando tra i sentieri o praticando trekking, si incontreranno eremi e ruderi suggestivi come la Grotta di S. Simeone che conserva ancora affreschi datati intorno al 1600, la grotta di S. Mauro, l’antichissimo eremo di San Michele (risalente al IX-X secolo), il monastero Longobardo di Santa Maria della Ginestra, la Casina Reale da caccia che i Borboni utilizzavano per ristorarsi tra una battuta e un’altra. A valle negli antichi borghi di architettura medioevale, con la cura di un tempo, si svolgono attività antiche e preziose, come la mungitura e la lavorazione del latte, la preparazione artigianale dei formaggi, la vendemmia e il pascolo delle mucche e delle pecore. Nelle antiche botteghe si può assistere alla lavorazione del legno e della pietra (famosa quella di Vitulano). Ampie macchie del territorio sono dedicate alla cultura degli ulivi ed i frantoi locali, di antichissima tradizione, producono olio di oliva di qualità organolettiche eccellenti. I vini sono apprezzati anche fuori dai confini nazionali grazie alle eccezionali qualità del vitigno Aglianico. Le numerose aziende zootecniche del luogo sfruttano l’abbondanza dei pascoli per allevare bovini, ovini, suini allo stato brado da cui si ricavano prodotti controllati e di eccellente qualità quali latte, formaggi, carni genuine. La mela annurca, le pere, le susine, i fichi, le ciliegie, la frutta secca, gli ortaggi e i cereali prodotti su questa terra offrono prodotti di elevatissimo pregio.

Il Taburno è percorribile in ogni stagione. E’ una escursione abbastanza facile (anche d’inverno purché ben equipaggiati per la neve abbondante) poiché nella prima parte (quella in salita) si percorre una strada asfaltata. Complessivamente il massimo dislivello è di 400 metri. Alcuni sentieri antichi, in particolare “lo stradello del Re”, sono attualmente sottoposti ad una radicale pulizia e messa in sicurezza con opere di ingegneria naturalistica grazie al notevole impegno degli operatori forestali in forza presso il Settore Foreste di Benevento. Ormai da tempo, infatti, si sta cercando di mettere in atto una serie di attività “diverse”, integrate con la montagna ma più legate all’arte, alla cultura, allo spettacolo, allo sport ed al tempo libero. Un esempio per tutti è l’evento denominato “Taburnia…foresta in concerto” che svolge un ruolo di grande attrazione estiva ogni anno per migliaia di visitatori che vengono ad ascoltare brani stupendi di musica classica eseguiti da orchestre di prestigio. L’esibizione avviene in alta quota tra boschi di faggio e sulla cassa armonica costruita dagli operatori forestali utilizzando il legname della foresta. Il monte Taburno, inoltre, in primavera è meta continua di gruppi di scolaresche che, coinvolte nel progetto “Verde Mare - Educazione alla Natura” che la Regione Campania sta attuando su tutto il territorio con risultati eccellenti, vengono a realizzare laboratori didattici all’aperto ed a verificare nella pratica le nozioni teoriche che i tecnici del Settore Foreste di Benevento sviluppano in aula in precedenti lezioni. La foresta Demaniale è stata recintata dal Settore Foreste di Benevento per difenderla dal pascolo abusivo e dai turisti indisciplinati che a migliaia l’affollano nei fine settimana estivi. Il profilo del Monte Taburno - Camposauro ricorda quello di una donna adagiata su un fianco, da cui l’appellativo “ Dormiente del Sannio”.

Nome: Foresta del Taburno

Ubicazione: Comuni di Bonea (BN), Bucciano (BN), Tocco Caudio (BN);

Superfice totale: 614 ha;

Escursione altimetrica: 375/1394 s.l.m.;

Specie arboree e arbustive: Faggio, abete bianco, abete rosso, pino nero e sporadico larice, acero e carpino;

Specie animali: Marmotta, Cinghiale, Riccio, Volpe, Picchio, Falco Pellegrino, Poiana, Civetta;

Prodotti forestali secondari: Funghi, asparagi, tartufi e piante officinali;

Infrastrutture: Area attrezzata per pic-nic e concerti.

ubicazione della foresta

Come arrivare

da Roma: Autostrada A1 MI-NA Dir. Napoli - Uscita Caserta Sud. Prendere la SS. Sannitica/SP36 per Montesarchio. Proseguire per la SP Vitulanese per Tocco Caudio.

da Bari: Autostrada A16 NA-BA Dir. Napoli - Uscita Benevento. Continuare fino a Benevento Ovest. Proseguire per la SP Vitulanese per Tocco Caudio..